il Gruppo Democrazia Solidale-Centro Democratico voterà a favore di questo provvedimento.
Per noi, però, la Protezione Civile non è solamente uno dei “settori” di attività della Pubblica Amministrazione da sottoporre ricorrentemente ad un riordino normativo.
La Protezione Civile e’ piuttosto un modo di essere della comunità nazionale e delle comunità locali che la costituiscono.
Per questa ragione, siamo dell’avviso che vi sia necessità di una grande riconversione culturale e civile più ancora che di un riordino normativo, pur certamente utile e importante.
Si commette di solito un grande errore: pensare alla Protezione Civile come ad un apparato che si vorrebbe capace, quasi per magia, di risolvere le emergenze più drammatiche; quelle attorno alle quali il clamore mediatico ci bombarda per qualche tempo, per poi passare ad altro.
Nessun apparato così concepito potrà mai garantire sicurezza, specialmente in un Paese geograficamente articolato e fragile come il nostro.
La buona Protezione Civile non è cosa da pochi Superman, anche se talvolta chi ne fa parte deve dare prova anche di eroismo e a tutti gli operatori vanno il nostro grazie e la nostra ammirazione: essa è piuttosto il frutto di una robusta filiera di valori civili, di solidarietà e di responsabilità diffuse e radicate in ogni angolo del nostro territorio.
La sicurezza – in prevenzione e in emergenza – e’ un bene comune, non solo una prestazione pubblica e si può mantenere e consolidare unicamente praticando il principio di sussidiarietà.
In primo luogo, dunque, deve essere protagonista il cittadino, al quale spetta il dovere di comportamenti vigili e responsabili, senza i quali possono apparire talvolta umanamente comprensibili, ma socialmente discutibili, le proteste e le pretese durante le emergenze.
In secondo luogo, va rilanciata la centralità del volontariato. Non si tratta di evocare le associazioni tappabuchi, che devono intervenire se l’Ente Pubblico non riesce ad arrivare.
È esattamente il contrario: l’Ente Pubblico interviene laddove un volontariato formato, organizzato e radicato, dotato di precisi diritti e doveri, ha necessità di essere aiutato e supportato.
Questa visione mi deriva molto – naturalmente – dall’esperienza secolare dei pompieri volontari e della protezione civile del Trentino e del Sud Tirolo.
Essa non è però affatto un’esperienza irripetibile.
Anzi: il grande Zamberletti diceva spesso che ad essere anomalo non era il sistema della mia Regione rispetto a quello italiano, ma quello italiano rispetto al modello europeo, nel quale il volontariato di protezione civile e’ largamente presente ed ha un ruolo centrale e riconosciuto.
Aggiungo una considerazione non secondaria.
Un progetto di lungo periodo per far crescere in tutto il Paese un sistema di volontariato di Protezione Civile formato, organizzato e strutturato – valorizzando le molte straordinarie disponibilità che ci sono in tantissime realtà locali – non porterebbe solo a più sicurezza in prevenzione e in emergenza; sarebbe anche una straordinaria occasione di rafforzamento del tessuto comunitario, un grande investimento in solidarietà e responsabilità civica.
E potrebbe rappresentare uno stimolo molto importante per i giovani: vi posso assicurare che l’esperienza dei mille ragazzi allievi pompieri volontari del Trentino fa sorgere nuova fiducia nel futuro. Non tutti diventeranno pompieri volontari effettivi, ma tutti avranno molte più probabilità di diventare da adulti dei buoni cittadini.
In terzo luogo, il principio di sussidiarietà va praticato anche nell’assetto degli apparati pubblici di Protezione Civile.
Anche questo punto è considerato nel provvedimento oggi in votazione. E tuttavia mi permetto di auspicare in futuro un supplemento di coraggio.
Si pensa e si congettura troppo su come organizzare il sistema nel suo vertice nazionale, quando il vero snodo sta nella sua articolazione regionale e locale.
Sia in prevenzione che in emergenza, le parole chiave di una buona Protezione Civile sono “volontariato organizzato” e “responsabilità territoriale”. E sono parole che vivono solamente assieme.
Pensare che lo Stato, da Roma, possa garantire tempestività e appropriatezza di interventi in ogni angolo del Paese e’ sbagliato oltre che illusorio.
Ma dobbiamo essere onesti: l’architrave di ogni sistema di Protezione Civile – benché non esclusivo, ben si intende – sono i Vigili del Fuoco Permanenti e Volontari.
Ne consegue che le Regioni non potranno organizzare nessun vero sistema territoriale di Protezione Civile, integrando componenti permanenti e volontariato, se il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco non sarà regionalizzato, lasciando allo Stato solamente le funzioni di coordinamento, alta programmazione, vigilanza e intervento iper specialistico.
Capisco bene che non tira aria di regionalismo. Ma l’illusione centralista e’ quanto di più pericoloso possa capitare ad un Paese come l’Italia.
E dunque, prima o poi, il disegno per un nuovo regionalismo responsabile e solidale occorrerà pur elaborarlo.
La Protezione Civile, con la sua forte ricaduta non solo operativa ma anche culturale e civile, potrebbe essere uno dei campi dai quali partire.
Riconfermo in ogni caso il nostro voto favorevole a questa proposta di legge delega.