Dellai: siamo a un livello da allarme rossoi collegi uninominali sono un’opportunità.

«Il livello di rischio per il futuro della coalizione di centrosinistra autonomista in Trentino direi che sta passando da “Defcon 3” a “Defcon 2,” ovvero all’allarme rosso». Il deputato dell’Upt ed ex governatore Lorenzo Dellai utilizza la scala degli allarmi delle forze armate degli Stati Uniti, purtroppo tornata d’attualità in questi giorni, per definire la gravità della situazione politica della maggioranza provinciale (la scala va da Defcon 5 a Defcon 1, che è la situazione di guerra). E invita l’alleanza a correre subito ai ripari, cercando di prepararsi al meglio al primo appuntamento elettorale, che è rappresentato dalle elezioni politiche che al più tardi saranno a febbraio o marzo 2018 (le Provinciali sono a ottobre 2018).
Onorevole Dellai, il centrosinistra autonomista è messo così male?
Sì, stiamo passando all’«allarme rosso» e non da oggi. Da tempo più di una persona segnala il progressivo logoramento politico della coalizione e non solo per responsabilità dei singoli o del presidente; è una corresponsabilità che dobbiamo sentire tutti. Accanto alla crisi più politica di tenuta della coalizione, si manifestano incertezze di natura generale e difficoltà amministrative: poi, c’è la percezione di uno scollamento generale con la società.
Da cosa dovrebbe ripartire la coalizione per tornare ad essere la proposta vincente che è stata, ma che rischia seriamente di non essere più?
Io suggerirei di partire dalle elezioni politiche, non dalle Regionali, perché si apre un ciclo che legherà le due elezioni, che avverranno a pochi mesi di distanza, e quelle politiche vengono prima. E di considerare il fatto che abbiamo l’opportunità/sfida che solo noi voteremo con i collegi uninominali, sia alla Camera che al Senato, se la legge non verrà cambiata. Questo vuol dire reinterpretare e riempire di contenuti e nuovo spirito il centrosinistra autonomista trentino, il centrosinistra di Bolzano e la Svp sulla base dei buoni risultati che la delegazione parlamentare regionale ha ottenuto in questa legislatura.
Come proporrebbe di procedere per fare questo?
Io vedo tre grandi obiettivi su cui ricostruire la coalizione per le Politiche e poi le Provinciali. Il primo è lavorare assieme per porre le basi culturali e politiche per la riforma dello Statuto, visto che dopo il referendum fallito il tempo si allunga. Ribadire che c’è uno Statuto unico di Trento e Bolzano. Noi, come trentini dobbiamo dire basta a un vagheggiamento del ritorno a una Regione che governi. E i sudtirolesi dire basta a ogni rigurgito di Los von Trient. Serve una Regione di nuovo conio, rilanciando una cooperazione fortissima. Il secondo obiettivo è costruire una legge statale che recepisca gli accordi tra Italia e Austria per prevedere un’Euroregione con forte profilo istituzionale, che consenta di prendere insieme decisioni amministrative. Il terzo, è un grande patto per accompagnare un processo di integrazione delle infrastrutture economiche fra Trento e Bolzano. Questi tre obiettivi possono darci una traccia comune per ridare forza alle coalizioni a Trento e a Bolzano, perché il rischio di una Svp indebolita, che debba subire il condizionamento della destra tedesca, è molto reale.
Cosa ha portato la coalizione trentina a ritrovarsi in questa situazione?
Sono stati fatti degli errori molto forti. Il primo è stato non investire in politica. Non basta amministrare, ma serve una visone politica. Il secondo grande errore è stato coltivare la presunzione che la coalizione potesse esprimersi come un patto esclusivo tra il Pd come partito nazionale il Patt come garante della territorialità. Questo è stato un errore micidiale, perché ha portato a uno squilibrio della coalizione con il Patt che pensava di diventare una nuova Dc con la campagna acquisti e il tentativo di destabilizzazione dell’Upt, che non è riuscito. Il Patt esprime una cultura autonomista radicale, che fa parte del mix delle culture politiche del Trentino, per questo è stato importante averlo in coalizione.
La coalizione dovrebbe iniziare a cercare un nuovo candidato presidente al posto di Rossi?
Sento parlare di primarie ma io dico che prima va ricostruito un clima di coalizione, che oggi c’è pochissimo, poi un’idea guida e affrontare seriamente le Politiche che potrebbero aiutarci a gestire meglio le Provinciali, che possono essere rischiose, perché noi abbiamo una debolezza politica che non consente di tergiversare.
L’Upt che contributo potrebbe dare?
Uno dei motivi di debolezza della coalizione sta anche nel fatto che è venuto meno un po’ il ruolo importante della Margherita prima e dell’Upt poi. Ora voglio sperare si sia riaperta una prospettiva per l’Upt, per andare oltre se stessa e recuperare il ruolo di baricentro a favore di tutta la coalizione, cercando di riconciliarci con quella parte di elettorato che può tornare a vedere in una forza di matrice popolare, riformatrice, autonomista, un punto di riferimento.