Signora Presidente,
Signor Presidente del Consiglio,

il Gruppo Parlamentare Democrazia Solidale-Centro Democratico apprezza le comunicazioni del Governo e si riconosce nella risoluzione di maggioranza.
Vi riscontriamo i punti principali che hanno connotato la linea italiana in tutta questa Legislatura e le indicazioni che il nostro Paese si attende dal prossimo Consiglio Europeo.
Vorrei sottolineare due indicazioni.
In primo luogo, l’impulso ad una comune politica di difesa e sicurezza.
Forse, finalmente, possiamo notare passi avanti concreti e significativi, oltre le retoriche e le astrattezze.
Che il disegno europeo richiedesse un apparato comune di difesa era chiaro ai lungimiranti fin dai primi anni cinquanta.
Il fallimento della CED, nei primi anni cinquanta, ad opera essenzialmente dei francesi, ha rappresentato una delle delusioni più dolorose del grande Alcide Degasperi, che su quella battaglia aveva speso molto del suo sforzo europeista.
Il nuovo quadro degli equilibri mondiali, la sfida del terrorismo globale e – non da ultimo – le difficoltà della finanza pubblica hanno aperto nuove prospettive per l’integrazione degli apparati di difesa e il Consiglio Europeo dei prossimi giorni lo sta a dimostrare.
Ce ne rallegriamo e invitiamo il Governo ad assicurare il massimo impegno dell’Italia in questa direzione.
In secondo luogo, vorrei richiamare le novità positive che si intravedono sul piano della politica europea verso il Mediterraneo e l’Africa.
Molto ha fatto il nostro Paese con l’Africa in questi cinque anni, come dimostrano tutti i dati. La stessa Unione Europea ha fatto proprie alcune nostre intuizioni; lo si è visto anche al recente vertice di Abijan.
Abbiamo oggi una presenza ed una politica più percepibile, dopo decenni di pasticci, dovuti a tentazioni nazionaliste e di colpevoli disattenzioni.
Ciò ha prodotto situazioni inaccettabili sul piano umanitario ed autolesioniste su quello geopolitico.
Gli attori globali vecchi e nuovi – la Cina, la Russia, gli Stati Uniti – prescindendo quasi totalmente dall’Europa, hanno giocato fino ad ora e stanno ancora giocando le partite loro e dei loro alleati regionali con un cinismo pericoloso e destabilizzante.
Un ruolo politico, economico e militare più autorevole dell’Unione Europea nel Mediterraneo e in Africa e’ elemento essenziale per un equilibrio più stabile e per una prospettiva di rispetto dei diritti umani.
Consideriamo un segnale incoraggiante quanto previsto nell’Agenda del Consiglio Europeo e siamo consapevoli che ciò si deve sopratutto allo sforzo delle istituzioni pubbliche e delle molte organizzazioni della società civile del nostro Paese.
Giorgio La Pira, nella sua straordinaria profezia, si chiedeva dove andasse “la prua della storia”. C’è un luogo, oggi, nel quale la “prua della storia” punta in tutti i quattro punti cardinali. Esso è appunto il Mediterraneo.
Non ho qui il tempo di soffermarmi sugli altri punti dell’Agenda: rinvio perciò alla Risoluzione di maggioranza, che abbiamo condiviso e sottoscritto.
Aggiungo una sola considerazione finale.
Questo sarà l’ultimo dibattito in vista di un Consiglio Europeo di questa anomala e difficile Legislatura.
Sono molto contento che il nostro Gruppo Parlamentare abbia accompagnato con la propria fiducia ed il proprio sostegno i Governi Letta, Renzi e Gentiloni, in particolare nel loro impegno in sede europea.
Essi hanno operato bene, valorizzando il patrimonio di credibilità e di rispetto che il Governo di Mario Monti aveva riconquistato – con fatica e sacrificio degli italiani – nell’emergenza drammatica degli anni 2011 e 2012.
La strada però è ancora lunga e in salita.
Lo è per l’Unione Europea; lo è per l’Italia.
L’emergenza economico finanziaria non è archiviata una volta per tutte, ma certo possiamo oggi guardare al futuro con un briciolo di maggiore speranza.
E tuttavia, sarà bene tenere sempre presente che, per la grandissima parte, i nostri problemi non sono affatto colpa dell’Europa.
Derivano piuttosto dalle inefficienze e dalle fragilità – pubbliche, private e collettive – alle quali noi italiani abbiano trovato comodo non porre riparo con la dovuta sollecitudine. E, temo, continuiamo a farlo.
La campagna elettorale non è ancora formalmente avviata, ma già assistiamo al florilegio delle promesse su tutto e verso tutti.
Ecco, se emergenza acuta ancora si percepisce in Europa verso di noi, credo sia riferita alla affidabilità e alla tenuta del sistema politico.
L’approccio di realismo, di serietà, di responsabilità; vorrei dire l’attitudine anti populista che anche oggi ha segnato le comunicazioni del Presidente Gentiloni – nel giorno del suo primo compleanno da Premier – dovrebbero essere colte non solo come risvolto di un carattere della persona, ma come cifra etica e politica di una proposta di ricostruzione del Paese.