Adige 16 gennaio

Mentre i partiti sono presi da discussioni e scontri sulle candidature (non bisogna scandalizzarsi: è piuttosto normale, basta che la politica non sia solo questo e che, possibilmente, le decisioni abbiano poi capo e coda…..) è forse bene metter li intanto qualche ragionamento sui contenuti.

Esprimo al riguardo un rammarico ed una proposta. Il rammarico: il centro sinistra autonomista non ha adeguatamente dato conto alla comunità di come ha interpretato a Roma il mandato ricevuto dagli elettori cinque anni fa. Penso sia un errore, perché – per la nostra Autonomia – questa è stata una Legislatura Nazionale estremamente positiva. Sono state varate Norme di Attuazione dello Statuto di grande significato, alcune delle quali – se pensi solo a quelle sulla Giustizia o su alcune cosiddette «competenze trasversali» – costituiscono pietre miliari per una interpretazione fortemente evolutiva dell’ordinamento autonomistico.
Pur se ancora in una fase difficile della finanza pubblica, si è rafforzata la certezza delle entrate per i bilanci provinciali e garantito il superamento del patto di stabilità fondato sui tetti di spesa.

Concessione in house di Autobrennero, accordi operativi per i progetti ferroviari e norme sulle gare per le concessioni idroelettriche sono inoltre alcune delle decisioni più rilevanti maturate in questi cinque anni, frutto del lavoro di squadra della delegazione parlamentare regionale e delle due Giunte Provinciali con i Governi Letta, Renzi e Gentiloni. La proposta riguarda invece i possibili punti di lavoro per la prossima Legislatura, attorno ai quali fin da subito impegnare chi avrà l’onore e l’onere – se eletto – di proseguire il percorso.
Personalmente suggerisco, tra i tanti, di dare la priorità a quattro punti che potrebbero rappresentare altrettanti progetti di forte evoluzione del nostro ordinamento autonomistico e preparare così anche il terreno per la Riforma dello Statuto, quando e ove se ne ravviseranno le condizioni politiche.

Primo punto: delega in materia di Agenzie Fiscali. Una autonomia matura e responsabile si deve occupare non solo di uscite ma anche di entrate. Il rapporto con i contribuenti è fondamentale, così come il potenziamento massimo possibile dell’autonomia fiscale e tributaria, che costituisce uno dei cardini della politica economica e delle misure di equità. In questi anni ci abbiamo provato, ma non abbiamo fatto in tempo ad arrivare al risultato.

Secondo punto: potenziare l’autonomia nel campo delle politiche del lavoro.
Già oggi abbiamo strumenti straordinari, che iniziano a dare buoni frutti. Ma siamo di fronte ad un terreno in rapida evoluzione, come bene hanno scritto ieri su questo giornale i tre segretari del sindacato Ianeselli, Pomini e Alotti. Occorre dunque perfezionare ulteriormente gli strumenti giuridici e negoziali a disposizione, per sperimentare politiche del lavoro sempre più adeguate alle peculiari caratteristiche della nostra comunità e e ispirate alla cultura del dialogo sociale.

Terzo punto: un Accordo con lo Stato in materia di sicurezza, anche attraverso una specifica Norma di Attuazione dello Statuto. Il tema è sempre più presente nelle preoccupazioni dei cittadini e la politica non può limitarsi a cavalcare cinicamente le paure. Noi possiamo dare risposte concrete e serie, valorizzando quanto di molto positivo si è fatto in Trentino in questi anni.

L’Accordo dovrebbe prevedere: un sistema più integrato di polizia (forze dell’ordine statali e Polizie Locali riorganizzate); un supporto finanziario e logistico della Provincia alle forze dell’ordine statali a fronte di accordi programmatici sulla quantità e qualità del servizio; la sperimentazione di nuove forme di gestione della presenza degli stranieri richiedenti asilo, con misure volte a una maggiore integrazione nel contesto locale; un programma straordinario per la qualificazione e la gestione degli spazi pubblici urbani; la messa in campo di un sistema innovativo di vigilanza e monitoraggio attraverso nuove tecnologie; iniziative comuni per lo sviluppo della cultura della legalità e dell’educazione civica.

Quarto punto: l’Euregio. Il Gect è ormai una realtà consolidata e positiva. Ma occorre lavorare ad una Euroregione dotata di un più forte profilo politico-istituzionale, nel pieno spirito europeo. Occorre riprendere in mano alcuni punti del vecchio accordo italo-austriaco del 2001, mai ratificato dal Parlamento e raccordarli con il nuovo contesto comunitario. L’obiettivo potrebbe essere quello di una regione transfrontaliera con poteri amministrativi autonomi nell’ambito di alcuni importanti settori di attività concordati con Roma e Vienna.
Sono solo alcuni spunti di riflessione, che naturalmente vanno approfonditi e discussi con le forze politiche e con quanti possono essere interessati.